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Stressati?      

 

Estate d'Osteria

                                              

 

                                                                                                                                          

 GOLA DEL BOTTACCIONE - CENNI STORICI 

Vi si giunge partendo da porta Metauro, detta anche di S. Croce.
Questo luogo diventato famoso a seguito degli studi del Premio Nobel, Luis Alvarez, sull'abbondanza di iridio nelle rocce eugubine. Tuttavia questa Gola, situata tra i monti Ingino e Foce, era già ben conosciuta da turisti e studiosi per diversi aspetti: paesaggistici, storici, architettonici, geologici, paleontologici, ecc.
Come in un libro aperto, vi si legge la storia dell'evoluzione della Terra. In una suddivisione stratigrafica si osservano diverse forme di microrganismi fossili, che danno agli studiosi preziose informazioni del lontanissimo passato.
Vi affiorano rocce sedimentarie deposte sul fondo di un antico mare da 140 a 30 milioni di anni fa.
All’interno del periodo di deposizione dei sedimenti cade pure il limite tra le ere Secondaria e Terziaria, detto limite K/T (65 MA fa): avvenne allora un evento catastrofico che portò alla scomparsa di molti animali, tra cui i Dinosauri sulla terraferma. Le rocce, specie nella formazione della Scaglia Rossa, inglobano piccole percentuali di minerali di ferro che hanno reso possibili indagini paleomagnetiche dalle quali si è potuto stabilire, tra l’altro, che la penisola italiana ha subito negli ultimi 80 Ma una rotazione antioraria di 50°-70° rispetto all’Europa, fino a raggiungere l’attuale posizione. La gola è passata alla ribalta per un’importante scoperta effettuata nella zona del limite K/T. Misurando la concentrazione di iridio nella Scaglia Rossa, si è rilevato un notevole incremento di questo elemento al limite K/T, in seguito confermato a scala globale, e probabilmente dovuto a un apporto di materiale extraterrestre proveniente dal sistema solare. L’ipotesi più plausibile risulta quella che prevede l’impatto di un grosso meteorite sulla superficie terrestre, il quale avrebbe immesso nell’atmosfera grandi quantità di polveri che si sarebbero mantenute in sospensione per alcuni anni, assorbendo notevoli quantità di radiazioni solari a discapito di cicli vitali. L’effetto di questo impatto fu catastrofico per la vita sulla terra. Le piante terrestri per mancanza di luce morirono o fermarono la loro crescita. Gran parte degli animali che erano direttamente legati a tale vegetazione si estinsero. Solo gli organismi meno specializzati (tra cui i mammiferi ancestrali) riuscirono a sopravvivere. Oltre alla sua grande importanza geologica, la Gola del Bottaccione ha un notevole interesse anche per le testimonianze storico-artistiche di cui è ricca, a cominciare dall’ardito acquedotto medievale che dal monte Foce passa all'Ingino attraverso il muro di sbarramento del bacino denominato appunto “Bottaccione”, scavalcando la strada che da Gubbio porta alla Flaminia; svolgendosi poi tra le aspre rupi dell'Ingino, giunge ad un conservone della città, posto subito a monte del Palazzo Ducale (Cassero).
Tanto il Bottaccione che l'Acquedotto Medievale, costituiscono opere ardite e solide; specie se rapportate all'epoca in cui furono eseguite, destano profondo interesse e meraviglia. E' tradizione che fossero state progettate dal genio del celebre eugubino Matteo di Giovannello, detto il Gattapone.
"Bottaccione" è un nome che deriva quindi da bottaccio, bacino artificiale. E' lungo 120 metri, largo 75, e profondo 25. Fu costruito nel XIV secolo allo scopo di alimentare i mulini e ripulire il torrente Camignano nei periodi siccitosi.
Per il momento il piccolo invaso è stato recuperato e le sue acque risplendono di un suggestivo verde smeraldo.